Mauro Giuliani, alle origini del suo estro

“Nacque Mauro Giuliano in Barletta Provincia di Bari nel 1781. Studiò in patria e amò sommamente le belle arti e specialmente le musica. Apprese il contrappunto, in età di sedici anni compose una Messa che gli fece molto onore”.
Filippo Isnardi così scrive nella prima biografia conosciuta di Mauro Giuliani pubblicata in una rubrica dedicata ai contemporanei illustri sul giornale L'Omnibus del 30 aprile 1836. Su Giuliani l’Isnardi prende qualche cantonata, come sarà dimostrato successivamente, ma ha il merito di confermare la notorietà che il musicista pugliese aveva raggiunto e di fornire alcune preziose indicazioni che troveranno poi conferma. Mauro non era dunque nato a Barletta, bensì a Bisceglie, ma effettivamente compì i suoi studi in “patria”, cioè in quella che il biografo, errando, considerò il suo luogo natale.
D’altronde Mauro fu condotto dai suoi genitori nella nuova città d’elezione, distante pochi chilometri, quando neanche aveva compiuto un anno. Il ragazzetto a Barletta sembra trovarsi a suo agio. Mostra subito interesse per la musica, di cui il fratello Niccolò, di tre anni più grande, riceve già i primi insegnamenti. Il padre Michele, che in città si muove con disinvoltura negli ambienti che contano, “esibisce” con orgoglio questi fanciulli promettenti musicisti.
Nell’ottobre del 1791, quando Mauro ha dieci anni e Nicolò tredici, arriva a Barletta Gaetano Stefano Raffaele Lucci, giovane professore di musica e di violoncello e chitarra francese. Nato a Napoli il 22 agosto 1769 abitò in casa di Michele Giuliani poiché sposo della giovane figlia, Emanuella, Sin dal suo arrivo Lucci impartisce a Mauro i primi insegnamenti di violoncello e di chitarra. Barletta in quel periodo è città vivissima. Mauro e Niccolò trovano terreno fertile per iniziare ad esibire le loro qualità musicali affiancando nei primi tempi il cognato Gaetano Lucci.
Mauro compone la sua prima messa, che “gli procurò molto onore”, come evidenzia Isnardi. Ha appena sedici anni e, poco dopo, “mosso da ardente desiderio di meglio istruirsi” e di certo sostenuto e incoraggiato dal padre, inizia a viaggiare. Ma da Barletta Mauro non si sposta molto, se non per qualche concerto nei dintorni. Gli atti anagrafici lo danno sempre residente nella città costiera. Anche il processetto relativo al matrimonio che Mauro contrarrà nel 1800 con Giuseppa Del Monaco, riferisce che lo sposo ha “continua mente dimorato” a Barletta sin “dalla fanciullezza” . Il clima politico intanto è cambiato: nell’anno del suo diciottesimo compleanno Mauro vive i moti e la rivoluzione del ’99. Più che parteciparvi, sembra assistervi.
Esegue ancora dei concerti, o come si diceva allora, delle “accademie strumentali” in Puglia e in altre città del Regno di Napoli, ma tutto lo induce a considerare di trasferirsi altrove. Inizia a spostarsi fuori dal Regno. L’avviato porto di Barletta è l’abbrivio ideale per tastare il gradimento di altri pubblici del nord Italia. Mauro ha in mente di raggiungere Trieste, cittadina colta e porto franco, ora sotto la dominazione napoleonica. L’incoraggiamento paterno non gli manca nemmeno questa volta e nel settembre del 1803 sbarca in quell’ambita piazza. L’attesa e l’accoglienza dei Triestini gli appaiono subito buone. Il giornale del luogo, l’Osservatore Triestino del 5 settembre, dà cenno del suo arrivo, “napoletano, Professore di Chitarra francese, Violoncello e Chitarra francese con arpa a 30 corde” e l’annunzio di una sua “Accademia divisa in due atti”. Il concerto dove’ ricevere apprezzamento se negli anni successivi Mauro inizierà proprio da Trieste la sua attività concertistica in giro fra le maggiori città europee. All’inizio del 1805 riparte dunque, questa volta insieme con i suoi, lasciando per sempre Barletta.
A Trieste Mauro sistema la famiglia ma già mira alla volta della ambita Vienna, dove il suo virtuosismo, ne è certo, può essere apprezzato appieno. La città viennese nella musica e nei musicisti cerca il riscatto dalle recenti disfatte militari ed è pronta ad accogliere gli artisti che vi si recano, quasi l’affollano, provenendo da ogni dove. Mauro d’altronde ha acquistato ormai piena consapevolezza delle sue capacità musicali e compositive e intuisce che quello sarà il luogo della sua maturità artistica e di vita professionale. Gli vengono offerte le prime occasioni per esibirsi: d’altro nde in città non è poi così difficile. Oltre che nelle sale attrezzate per concerti, in molte case borghesi e patrizie si fa a gara per ospitare i musicisti più virtuosi e le novità del momento. Mauro ha con sé il figlio Michele, che ha una bella voce e già appare votato al mondo della musica
Vienna è ormai nel cuore e nelle ambizioni di Mauro e il giovane musicista decide senza indugi che quella deve essere la sua stabile residenza. Trascorsa l’epoca di Mozart, gli artisti più acclamati sono ora Beethoven e Haydn. Ma accanto a loro, in quegli anni e in quelli immediatamente successivi, brillano le stelle di molti altri musicisti, p ianisti prima di tutto, ma anche violinisti e violoncellisti.
Il nostro Mauro pian piano inizia a conoscerli e a frequentarli un po’ tutti. Condivide con molti di loro l’origine di “emigrante” da varie parti d’Europa e ben presto costituirà un sodalizio musicale in particolare con Moscheles e con Mayseder (del quale trascriverà per violino e chitarra questa rara seconda “Polonaise”).
Se pure Mauro continuerà saltuariamente a suonare il violoncello come orchestrale, sarà lo strumento a sei corde il suo preferito e quello che gli procurerà successi in vita e fama ai giorni nostri. Un’impresa ardita se si considera che nella Vienna dei concerti aristocratici la chitarra era del tutto negletta se non pressoché sconosciuta. Eppure quella fu presto una sfida vinta. Giuliani, compositore ed esecutore, rivela ai Viennesi le delizie, per loro sorprendenti, di quello strumento e della sua musica. Ne valorizza il ruolo solistico e quello di accompagnamento orchestrale. La chitarra, da strumento riservato alle esecuzioni da camera, irrompe nelle grandi sale, portando Giuliani all’apice del successo, con i grandi editori austriaci che si competono la pubblicazione delle sue opere.
Mauro tornerà in Italia nel 1819 continuando la sua attività compositiva e concertistica fra Trieste, Roma e Napoli con particolare attenzione agli adattamenti operistici.
Morirà nella capitale borbonica alla mezzanotte del 7 maggio del 1829 alla via Cavallerizza nel quartiere di Chiaia, lasciando come suoi principali eredi artistici i figli Michele ed Emilia.

Tratto dal libro “La Sesta Corda – Vita narrata di Mauro Giuliani” di Nicola Giuliani, Levante Editori, Bari 2008.

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